Giuffrè Francis Lefebvre
21 dicembre

Area Legale

Nuova disciplina sull'equo compenso dell’avvocato

Dal 6 dicembre 2017 sono in vigore le norme che introducono la nuova disciplina sull’equo compenso per gli avvocati, a tutela degli avvocati iscritti all’albo che svolgono attività, anche  in forma associata o societaria, nei confronti di determinati soggetti contrattualmente forti.
Lo scopo è garantire all’avvocato un compenso equo per l’attività svolta, ossia un compenso che, anche alla luce dei parametri ministeriali (indicati nel DM Giustizia 10 marzo 2014 n. 55), sia proporzionato alla quantità, qualità, contenuto e caratteristiche della prestazione svolta.
Di seguito indichiamo le attività svolte dall'avvocato e i rapporti contrattuali interessati dalla tutela, la nuova disciplina della clausole vessatorie e i termini e modalità con i quali l'avvocato può far valere la tutela.

Attività oggetto di tutela
La nuova disciplina riguarda le seguenti attività svolte dall’avvocato (indicate dall’art. 2 c. 5 e 6 primo periodo L. 247/2012) in materia di:
- assistenza, rappresentanza e difesa nei giudizi davanti a tutti gli organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali;
- consulenza legale e assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all'attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato.

Rapporti interessati
La nuova disciplina si applica esclusivamente alle convenzioni (o contratti) unilateralmente predisposte dalle seguenti imprese, considerate soggetti contrattualmente forti:
- imprese bancarie e assicurative;
- imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese (come definite dalla Racc. CE 2003/361/CE).
La legge prevede inoltre una presunzione a favore dell’avvocato in quanto considera, salva prova contraria, tali convenzioni unilateralmente predisposte dalle suddette imprese.

Clausole considerate vessatorie
La norma sull’equo compenso individua alcune clausole che, se inserite nella convenzione unilateralmente predisposta dall'impresa, sono considerate vessatorie per legge.
In generale queste clausole sono nulle, salvo alcune (elencate in tabella) ritenute valide purché oggetto di espressa contrattazione e approvazione da parte dell’avvocato: a tal fine è necessario che siano indicate in modo specifico le modalità con le quali le trattative sono state svolte (non sono quindi sufficienti le dichiarazioni contenute nelle convenzioni che attestano genericamente l'avvenuto svolgimento delle trattative).
In ogni caso, la nullità opera solo a vantaggio dell’avvocato (parte debole della convenzione), il solo che possa farla valere, e travolge esclusivamente la clausola vessatoria e non l’intera convenzione, che rimane quindi valida per le rimanenti clausole.

 

I. Clausole nulle salvo espressa contrattazione

a) clausola che attribuisce all'impresa la facoltà di:
- rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;
- pretendere prestazioni aggiuntive che l'avvocato deve eseguire a titolo gratuito;

b) clausola che prevede l'anticipazione delle spese della controversia a carico dell'avvocato;

c) clausola che prevede la rinuncia al rimborso delle spese direttamente connesse alla prestazione dell'attività professionale oggetto della convenzione;

d) clausola che prevede termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data di ricevimento da parte dell'impresa della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;

e) clausola che prevede che, in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, all'avvocato sia riconosciuto solo il minore importo previsto nella convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate siano state interamente o parzialmente corrisposte o recuperate dalla parte;

f) clausola che prevede, in caso di nuova convenzione che sostituisce un'altra precedentemente stipulata con la medesima impresa, che la nuova disciplina sui compensi si applichi, se comporta compensi inferiori a quelli previsti nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati;

g) clausola che prevede che il compenso pattuito per l'assistenza e la consulenza in materia contrattuale spetti soltanto in caso di sottoscrizione del contratto.

II. Clausole nulle anche dopo espressa contrattazione

a) clausola che riserva all’impresa la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;

b) clausola che attribuisce all’impresa della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l'avvocato deve eseguire a titolo gratuito.

 

Modi di tutela
Per far valere la nullità della clausola vessatoria o l'iniquità del compenso pattuito, l’avvocato deve agire in giudizio, a pena di decadenza, entro 24 mesi dalla data di sottoscrizione della convenzione.
Il giudice, accertata l’iniquità del compenso o la vessatorietà di una clausola, ne dichiara la nullità e determina il compenso dell’avvocato tenendo conto dei parametri ministeriali (indicati nel DM Giustizia 10 marzo 2014 n. 55).

Per approfondimenti rinviamo a Memento Procedura Civile 2017.

art. 13 bis L. 247/2012 introd. dall'art. 19 quaterdecies DL 148/2017 conv. in L. 172/2017