Giuffrè Francis Lefebvre
09 luglio

Area Legale

Disciplina per la determinazione dell’assegno divorzile

a cura della Redazione

Dopo l'avvio della discussione congiunta, in sede redigente, la Commissione Giustizia del Senato ha avviato l'esame congiunto in sede referente dei provvedimenti “Modifiche alla legge 1° dicembre 1970, n. 898, in materia di assegno spettante a seguito di scioglimento del matrimonio o dell'unione civile”, approvato dalla Camera dei deputati (S. 1293) e “Modifiche all'articolo 5 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, in materia di assegno spettante a seguito di scioglimento del matrimonio o dell'unione civile” (S. 167), che apportano ambedue modifiche alla legge sul divorzio, intervenendo in particolare, sulla disciplina relativa alla determinazione dell'assegno divorzile.
I disegni di legge:
1) modificano la norma relativa al procedimento contenzioso di divorzio stabilendo che, su richiesta di parte, il presidente può riservarsi di riferire immediatamente al collegio per la pronuncia della sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. È confermata la impugnabilità di tale sentenza non definitiva con appello immediato (art. 1 c. 1 ddl 1293 che modifica l’art. 4 L. 898/70 abrogando il comma 12 e integrando il comma 8). Attualmente la norma stabilisce che all’udienza di trattazione nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell'assegno, il tribunale emetta sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio;
2) stabiliscono che, con la sentenza di divorzio, il tribunale può disporre a carico di un coniuge l'obbligo di versare all'altro un assegno. L’assegno deve essere determinato tenendo conto: i) della durata del matrimonio; ii) delle condizioni personali ed economiche in cui i coniugi vengono a trovarsi a seguito della fine del matrimonio;  iii) dell'età e dello stato di salute del soggetto richiedente; iv) del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune; v) del patrimonio e del reddito netto di entrambi; vi) della ridotta capacità reddituale dovuta a ragioni oggettive, anche in considerazione della mancanza di un'adeguata formazione professionale o di esperienza lavorativa, quale conseguenza dell'adempimento dei doveri coniugali nel corso della vita matrimoniale; vii) dell'impegno di cura di figli comuni minori, disabili o comunque non economicamente indipendenti.
Ove la ridotta capacità di produrre reddito da parte del coniuge richiedente sia momentanea, il tribunale può attribuire l'assegno anche solo per un determinato periodo.
L'assegno non è dovuto in caso di nuovo matrimonio, nuova unione civile o "stabile convivenza" del richiedente. Il diritto all'assegno non rivive a seguito della cessazione del nuovo vincolo o del nuovo rapporto di convivenza (art. 2 ddl S. 1293 e art. 1 ddl S. 167 che intervengono sull'art. 5 L. 898/70);
3) confermano l'applicazione delle nuove disposizioni sull'assegno di divorzio anche allo scioglimento delle unioni civili (art. 2 c. 3 ddl S. 1293);
4) stabiliscono che i nuovi presupposti e criteri per il riconoscimento dell'assegno di divorzio si applicano anche ai procedimenti per lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio in corso (art. 3 ddl S. 1293 e 2 ddl S. 167).