Giuffrè Francis Lefebvre
25 luglio

Area Lavoro

Decreto dignità: nuova disciplina del contratto a termine

Il c.d. Decreto dignità (DL 87/2018 in attesa di conversione in legge) ha introdotto significative modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a termine.
Le nuove disposizioni si applicano ai contratti stipulati dal 14 luglio 2018, nonché alle proroghe e ai rinnovi dei contratti in corso alla medesima data.
Di seguito esaminiamo gli istituti che hanno subito gli interventi più rilevanti. Per l’analisi dettagliata della disciplina del contratto a termine e di somministrazione a termine rinviamo al Memento Lavoro 2018.

Causali
In via generale il datore di lavoro può stipulare contratti a termine per qualsiasi esigenza e per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, senza alcuna specifica causale, solo per una durata fino a 12 mesi.
I contratti a termine possono superare i 12 mesi, ma non eccedere i 24 mesi, laddove sussista almeno una delle seguenti causali (art. 19, c. 1, D.Lgs. 81/2015):
a) esigenze:
- temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività dell'azienda;
- sostitutive di altri lavoratori;
b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria.
Il rispetto delle causali è necessario anche in caso di:
- proroghe successive del contratto che comportano il superamento del limite dei 12 mesi;
- rinnovi del contratto, in ogni caso.

Durata massima
Il contratto di lavoro a termine, fatta eccezione per le attività stagionali, può avere una durata massima di 24 mesi (art. 19, c. 2 e 3, D.Lgs. 81/2015).
Allo stesso modo non può superare i 24 mesi la durata dei rapporti di lavoro a termine intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale ed indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l'altro. Sono fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi.
Se il limite dei 24 mesi viene superato (per effetto di un unico o di più contratti), il rapporto di lavoro si trasforma a tempo indeterminato dalla data del superamento.

Stipulazione
L’apposizione del termine al contratto deve risultare da atto scritto, in assenza del quale è priva di effetto, tranne nel caso di rapporti di lavoro di durata non superiore a 12 giorni.

Proroga
Il contratto può essere prorogato liberamente nei primi 12 mesi e, successivamente, solo in presenza delle causali. Fanno eccezione i contratti stipulati per attività stagionali (art. 21, c. 01 e 1, D.Lgs. 81/2015).
La specificazione delle causali deve risultare da atto scritto (art. 19, c. 4, D.Lgs. 81/2015).
Solo se la durata iniziale del contratto è inferiore a 24 mesi e il lavoratore vi acconsente, è possibile prorogare il termine del contratto entro il limite di durata complessiva di 24 mesi.
Entro il medesimo arco temporale sono ammesse fino a 4 proroghe, a prescindere dal numero dei contratti.
Se il numero delle proroghe è superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.

Successione di contratti
Il contratto può essere rinnovato solo a fronte della sussistenza delle causali. Fanno eccezione i contratti stipulati per attività stagionali (art. 21, c. 01 e 2, D.Lgs. 81/2015).
La specificazione delle causali deve risultare da atto scritto (art. 19, c. 4, D.Lgs. 81/2015).
Inoltre, in occasione di ciascun rinnovo del contratto a termine (anche in somministrazione) il contributo addizionale previsto a carico del datore di lavoro (pari a 1,4%: art. 2, c. 28, L. 92/2012) è aumentato dello 0,5%.

Impugnazione del contratto
L'impugnazione del contratto a termine deve avvenire entro 180 giorni dalla cessazione del singolo contratto, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore, anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale (art. 28, c. 1, D.Lgs. 81/2015).

artt. 1 e 3 DL 12 luglio 2018 n. 87: GU 13 luglio 2018 n. 161