Giuffrè Francis Lefebvre
02 aprile

Area Legale

Codice di procedura penale: modifiche a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere

a cura della Dott. Francesca d’Ambrosio

La Commissione Giustizia della Camera ha proseguito e concluso l'esame dei provvedimenti relativi alle modifiche al codice di procedura penale: disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (C. 1455, C. 1003, C. 1403, C. 1457) ai quali sono state abbinate le proposte di legge C. 1331 e C. 1534, in quanto vertenti su identica materia.
Pervenuti i pareri consultivi delle Commissioni, la Commissione ha deliberato di conferire alla relatrice, come risultante dalle proposte emendative approvate, con il nuovo titolo “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” (C. 1455-A).

L’Assemblea della Camera ha poi iniziato la discussione sulle linee generali e proseguito l’esame del medesimo provvedimento.

Il testo iniziale presentato dal Governo si componeva di cinque articoli, i quali individuano un catalogo di reati attraverso i quali si esercita la violenza domestica e di genere e in relazione a queste fattispecie interviene sul codice di procedura penale, al fine di velocizzare l'instaurazione del procedimento e conseguentemente accelerare l'adozione dei provvedimenti di protezione delle vittime. A seguito degli emendamenti approvati durante l'esame in Commissione giustizia, il testo è ora di 14 articoli.

Modifiche al codice di procedura penale

A seguito delle modifiche introdotte il codice di procedura penale prevede che, quando si procede a fronte di notizie di reato relative a delitti di violenza domestica e di genere:
- la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisca immediatamente al P.M., anche in forma orale; alla comunicazione orale seguirà senza ritardo quella scritta. La modifica, introducendo una “presunzione assoluta di urgenza”, esclude ogni discrezionalità da parte della polizia giudiziaria, chiamata ad attivarsi immediatamente, senza alcuna possibilità di valutare se ricorrano o meno le ragioni di urgenza (art. 1 ddl che integra l'art. 347 c. 3  c.p.p);
- il pubblico ministero, entro 3 giorni dall'iscrizione della notizia di reato, assuma informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato; il termine di 3 giorni può essere prorogato solo in presenza di imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della persona offesa (art.  2 ddl che inserisce nell'art. 362 c.p.p., relativo all'assunzione di informazioni da parte del PM, un nuovo comma 1-ter);
- la polizia giudiziaria proceda senza ritardo al compimento degli atti di indagine delegati dal PM e ponga, sempre senza ritardo, a disposizione del PM la documentazione delle attività svolte (art. 3 ddl che integra l'art. 370 c.p.p., sugli atti di indagine compiuti direttamente e delegati dal PM, con i due nuovi commi 2-bis e 2-ter).
- alla persona offesa dal reato, sin dal primo contatto con l'autorità procedente, debbano essere fornite, oltre alle informazioni sulle strutture sanitarie presenti sul territorio, sulle case famiglia, sui centri antiviolenza e sulle case rifugio, anche le informazioni sui servizi di assistenza alle vittime di reato (art. 9 ddl che modifica l’art. 90-bis c.p.p.);
- quando debba essere assunta una prova da un minore (non solo infrasedicenne, come attualmente previsto), si consente di ripetere l'esame probatorio solo se attinente a fatti o circostanze diversi da quelli che hanno già costituito oggetto di precedenti dichiarazioni (art. 9 ddl che modifica l'art. 190-bis c. 1-bis c.p.p.);
- sia prevista la comunicazione obbligatoria alla persona offesa da un reato di violenza domestica o di genere e al suo difensore dell'adozione di provvedimenti di scarcerazione, di cessazione della misura di sicurezza detentiva, di evasione. La formulazione vigente prevede tale comunicazione solo previa richiesta della vittima (art. 10 ddl che modifica l'art. 90-ter c.p.p.);
- il giudice possa garantire il rispetto della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (di cui all'art. 282-ter c.p.p.) attraverso procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici (c.d. braccialetto elettronico) (art. 10 ddl);
- debba essere data comunicazione dell'applicazione delle misure dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa non solo alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio, ma anche al difensore della parte offesa (art. 10 ddl che interviene sull'art. 282-quater c.p.p.);
- nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, la revoca o la sostituzione di misure coercitive o interdittive a carico dell'indagato debba essere immediatamente comunicata, oltre che al difensore della persona offesa, anche alla stessa vittima del reato (art. 10 ddl che modifica l'art. 299 c.p.p.);
- il PM, chiamato a dare esecuzione ai provvedimenti del giudice di sorveglianza, debba dare immediata comunicazione della scarcerazione del condannato alla persona offesa da uno dei delitti di violenza domestica e di genere e al suo difensore (art. 10 ddl che modifica l'art. 659 c.p.p.).

Modifiche alle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

Qualora siano in corso procedimenti civili di separazione dei coniugi o cause relative all'affidamento di minori o relative alla responsabilità genitoriale, il giudice penale deve  trasmettere, senza ritardo, al giudice civile copia dei seguenti provvedimenti, adottati in relazione a un procedimento penale per un delitto di violenza domestica o di genere (art. 9 c. 1 ddl che interviene sull’art. 64-bis disp. att. c.p.p.):
- ordinanze relative a misure cautelari personali;
- avviso di conclusione delle indagini preliminari;
- provvedimento di archiviazione;
- sentenza.