Giuffrè Francis Lefebvre
12 giugno

Area Legale

Assegno di divorzio

Un recente orientamento giurisprudenziale ha precisato che il presupposto per ottenere l’assegno di divorzio è il mancato raggiungimento dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge richiedente (Cass. 10 maggio 2017 n. 11504, Trib. Mantova 16 maggio 2017, Trib. Milano 22 maggio 2017). L’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile infatti non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma garantire al richiedente risorse sufficienti per sostenere le spese essenziali. Il giudice pertanto deve valutare la mancanza di mezzi adeguati o l’impossibilità di procurarseli dell’ex coniuge, basandosi unicamente su indici specifici (presenza di altri redditi, possesso di cespiti mobiliari e immobiliari, capacità lavorativa, disponibilità di una casa di abitazione).

Tale orientamento contrasta con la costante giurisprudenza e in particolare con una pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite (Cass. SU 29 novembre 1990 n. 11490) secondo la quale per concedere l’assegno è necessario stabilire se il coniuge richiedente dispone di mezzi adeguati a mantenere un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio.

Questo parametro è stato costantemente utilizzato per determinare in astratto il tetto massimo della misura dell’assegno, per essere bilanciato poi, caso per caso, con tutti gli altri criteri previsti dalla legge (condizione e reddito dei coniugi, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla formazione del patrimonio comune, durata del matrimonio, ragioni della decisione) che agiscono come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata e che possono concorrere ad azzerarla (Cass. 5 febbraio 2014 n. 2546, Cass. 28 ottobre 2013 n. 24252, Cass. 21 ottobre 2013 n. 23797, Cass. 12 luglio 2007 n. 15611).

Per ulteriori approfondimenti si rinvia al Memento Famiglia e Patrimonio.