05 dicembre

Area Legale

Specificazione dei motivi dell’appello nel giudizio ordinario e di lavoro

La legge non indica tassativamente i motivi per proporre appello nel processo ordinario e di lavoro ma si limita a precisare che l'appello deve essere motivato e che la motivazione deve contenere, a pena di inammissibilità (artt. 342 c. 1 c.p.c. e 434 c. 1 c.p.c.):
- l'indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare;
- l'indicazione delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;
- l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata.

Tuttavia, sull’interpretazione di queste norme si è creato nel tempo un conflitto giurisprudenziale.
Le Sezioni Unite della cassazione hanno recentemente risolto tale conflitto appoggiando la tesi meno rigida secondo la quale l'appellante, nella redazione del proprio atto, deve chiaramente individuare, a pena dell'improcedibilità dell'appello:
- i punti della decisione che intende contestare, in fatto e in diritto;
- le argomentazioni che confutano e contrastano le ragioni adottate dal giudice.
È stata invece respinta la tesi più rigida secondo la quale l'appellante sarebbe anche tenuto a seguire una determinata forma sacramentale nella redazione dell’atto e a indicare un progetto alternativo di sentenza rispetto a quella adottata dal primo giudice.

Per approfondimenti rinviamo a Memento Procedura Civile 2017.

Cass. SU 16 novembre 2017 n. 27199