11 maggio

Area Lavoro

I “food-riders” non sono lavoratori subordinati

Secondo il Tribunale di Torino (prima sentenza di merito in Italia sul tema) i c.d. “food-riders” dell’azienda Foodora non possono essere qualificati come lavoratori subordinati, ma svolgono correttamente le loro mansioni di fattorini in virtù di contratti di collaborazione coordinata e continuativa.
Le motivazioni della sentenza si basano principalmente sui seguenti punti.

La volontà delle parti: il contratto
Le parti sottoscrivono contratti di collaborazione in cui è previsto che il lavoratore:
- sia libero di candidarsi o non candidarsi per una specifica corsa a seconda delle proprie disponibilità ed esigenze di vita;
- una volta candidatosi per una corsa, si impegna ad effettuare la consegna tassativamente entro 30 minuti dall’orario indicato per il ritiro del cibo (pena applicazione a suo carico di una penale);
- si impegna ad eseguire le consegne avvalendosi di una propria bicicletta;
- riceve dalla committente in comodato gratuito un casco da ciclista, un giubbotto e un bauletto dotato dei segni distintivi dell’azienda (a fronte del versamento di una cauzione);
- agisce in piena autonomia, senza essere soggetto ad alcun vincolo di subordinazione, potere gerarchico o disciplinare o a vincoli di presenza o di orario di qualsiasi genere nei confronti della committente, fatto salvo il necessario coordinamento generale con l’attività della stessa committente;
- riceve un compenso per ciascuna ora di disponibilità.

Le concrete modalità di svolgimento del rapporto
In concreto la gestione del rapporto avviene attraverso una piattaforma multimediale e un applicativo per smartphone: l’azienda pubblica settimanalmente gli “slot”, con indicazione del numero di riders necessari per coprire ciascun turno e ciascun rider può dare la propria disponibilità in base alle proprie esigenze personali, ma non è obbligato a farlo. Raccolte le disponibilità, il responsabile conferma ai singoli riders l’assegnazione del turno. Ricevuta la conferma del turno, il lavoratore si reca all’orario di inizio del turno in una delle zone di partenza predefinite, attiva l’applicativo e avvia la geolocalizzazione (GPS); riceve quindi la notifica dell’ordine, si reca con la propria bicicletta al ristorante, prende in consegna i prodotti e provvede alla consegna del cibo al cliente.

Conseguenze: assenza di potere direttivo e organizzativo
Il rapporto di lavoro dei riders è caratterizzato dal fatto che essi non hanno l’obbligo di effettuare la prestazione lavorativa e il datore di lavoro non ha l’obbligo di riceverla.
I riders possono infatti dare la propria disponibilità per uno dei turni indicati da Foodora, ma non sono obbligati a farlo; a sua volta Foodora può accettare la disponibilità data e inserirli nei turni da loro richiesti, ma può anche non farlo.
Questa caratteristica del rapporto di lavoro è di per sé determinante ai fini di escludere la sottoposizione dei lavoratori al potere direttivo e organizzativo del datore di lavoro, perché è evidente che se il datore di lavoro non può pretendere dal lavoratore lo svolgimento della prestazione lavorativa, non può neppure esercitare il potere direttivo e organizzativo su di esso.

Coordinamento con il committente
La verifica della presenza dei riders nei punti di partenza e l’attivazione del loro profilo sull’applicazione rientra a pieno titolo nell’ambito del “coordinamento” con il committente, perché è evidente che Foodora ha la necessità di sapere su quanti riders può effettivamente contare per le consegne.
Inoltre, i riders sono liberi di:
- scegliere il percorso da effettuare;
- revocare la loro disponibilità su un turno già confermato dalla società;
- non presentarsi a rendere la prestazione senza alcuna comunicazione preventiva. In questo caso l’azienda non adotta sanzioni disciplinari.

Per approfondimenti sulla disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative rinviamo al Memento Lavoro 2018.

Trib. Torino 7 maggio 2018 n. 778