Giuffrè Francis Lefebvre
08 novembre

Area Legale

Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2018

a cura della Dott. Francesca d’Ambrosio

L’Assemblea della Camera ha svolto la discussione sulle linee generali del provvedimento in oggetto, approvato con modifiche dalla Commissione Politiche UE, con l’intervento del relatore.

Il seguito dell’esame è stato rinviato.

Il disegno di legge di delegazione europea 2018, per quanto di interesse:

a) contiene i principi e criteri direttivi per l'attuazione della Dir. (UE) 2017/1371, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale, la cosiddetta protezione degli interessi finanziari, il cui termine per il recepimento è il 6 luglio 2019 (art. 3, non modificato dalla Commissione). In sede di Commissione è stata sollevata la questione del contemporaneo svolgimento della sede referente sul ddl 1189 (c.d. anticorruzione);

La Direttiva elenca i reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE, definendo la frode lesiva degli interessi finanziari che si articola in quattro punti che riguardano: la materia delle spese sostenute dall’Unione e non relative agli appalti; la materia delle spese sostenute dall’Unione e relative agli appalti; la materia delle entrate dell’Unione, diverse dalle risorse proprie provenienti dall’IVA; la materia delle entrate derivanti dalle risorse IVA.

Le diverse forme di frode si possono realizzare secondo specifiche modalità:
- con l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o documenti falsi, inesatti o incompleti, cui segua il conseguimento di un indebito beneficio per l’agente, con danno del bilancio UE;
- con la mancata comunicazione di informazioni, a fronte di un preciso obbligo in tal senso, da cui derivino le medesime conseguenze;
- con la distrazione di somme o benefici (ovvero il conseguimento a finalità incompatibili con quelle originarie). Per la sola IVA si prevede tuttavia, accanto alle predette condotte fraudolente, altresì la “presentazione di dichiarazioni esatte (…) per dissimulare in maniera fraudolenta il mancato pagamento o la costituzione illecita di diritti a rimborsi dell’IVA”.

La Direttiva impone specifici obblighi d’incriminazione per:

  • il riciclaggio di denaro commesso con beni tratti dalla consumazione di altro reato individuato dalla Direttiva;
  • la corruzione, passiva e attiva. Il Governo è delegato a modificare l’art. 322-bis c.p., per estendere la punizione dei fatti di corruzione passiva  anche ai pubblici ufficiali e agli incaricati di pubblico servizio di Paesi terzi rispetto agli Stati membri dell’Unione europea o di organizzazioni pubbliche internazionali, quando tali fatti siano posti in essere in modo che ledano o possano ledere gli interessi finanziari dell’Unione e per ampliare l’ambito applicativo della disposizione, attualmente circoscritto ai fatti commessi in operazioni economiche internazionali ovvero al fine di ottenere o di mantenere un’attività economica o finanziaria;                                                
  • l’appropriazione indebita.

Il Governo dovrà integrare la disciplina della responsabilità amministrativa degli enti (di cui al D.Lgs. 231/2001) prevedendo espressamente la responsabilità amministrativa da reato anche per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea e che non risultino già compresi nelle disposizioni del citato decreto legislativo.

Il Governo è delegato a prevedere ove necessario, in caso di reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea, talune delle suddette sanzioni previste dalla Direttiva, in aggiunta alle sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 231/2001;

b) delega il Governo ad adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del Reg. (UE) 655/2014, che ha istituito una procedura per l'ordinanza europea di sequestro conservativo sui conti bancari, al fine di facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale (art. 5, non modificato dalla Commissione);

Il Governo è tenuto a prevedere:
- che, per la domanda di ordinanza di sequestro conservativo fondata su un credito risultante da atto pubblico, sia competente il giudice del luogo in cui l’atto pubblico è stato formato;
- che le disposizioni nazionali in materia di ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare si applicano per l’acquisizione delle informazioni bancarie, di cui all’art. 14 Reg. (UE) n. 655/2014;
- agli effetti dell’art. 492-bis c.p.c., la competenza del presidente del tribunale di Roma quando il debitore non ha la residenza, il domicilio o la dimora in Italia, ovvero se la persona giuridica non ha la sede in Italia;
- che l’impugnazione della pronuncia del giudice singolo, che respinge in tutto o in parte la richiesta di sequestro conservativo di conti bancari, si propone con ricorso al tribunale in composizione collegiale e che del collegio non può fare parte il giudice che ha emanato il provvedimento di rigetto;
- che per l’esecuzione dell’ordinanza europea di sequestro conservativo si applica l’art. 678 c.p.c., che disciplina le modalità di esecuzione di sequestro conservativo ai sensi del diritto nazionale;
- che per il procedimento ricorso avverso l’OESC  è competente il giudice che ha emesso l’ordinanza europea di sequestro conservativo, che decide in composizione monocratica;
- che per il procedimento di ricorso avverso l’esecuzione dell’OESC è competente il tribunale del luogo in cui il terzo debitore ha la residenza;
- che il procedimento di secondo grado, con il quale si impugnano le decisioni dei ricorsi sull’OESC, sull’esecuzione dell’OESC, nonché delle altre decisioni in materia di tale ordinanza è disciplinato dall’art. 669-terdecies c.p.c. che disciplina il reclamo avverso l'ordinanza con la quale è stato concesso o negato il provvedimento cautelare nell’esecuzione;
- la disciplina dell’applicazione del contributo unificato a tale procedimento.

c) reca i principi e i criteri direttivi per l'attuazione della Dir. (UE) 2017/828 per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti (art. 6, non modificato dalla Commissione);

Vengono introdotti nuovi presidi normativi per assicurare che:
- le società abbiano il diritto di identificare i propri azionisti. Il Governo dovrà individuare la percentuale di azioni o diritti di voto, non superiore allo 0,5 per cento, al di sopra della quale le società sono autorizzate a richiedere l'identificazione propri azionisti, anche al fine di garantire l’efficienza del mercato del controllo societario;
- gli intermediari agevolino l'esercizio dei diritti da parte dell'azionista, ivi compreso il diritto di partecipare e votare nelle assemblee generali;
- gli investitori istituzionali e gestori di attività di fare chiarezza sulla propria politica di impegno nelle società partecipate e sulla politica di investimento;
- si prevedano presidi informativi e procedurali relativi alla politica di remunerazione degli amministratori e alle operazioni con parti correlate;
-  il codice delle assicurazioni individui i requisiti e i criteri di idoneità degli esponenti aziendali, dei soggetti che svolgono funzioni fondamentali e dei partecipanti al capitale al fine di assicurarne la conformità alle disposizioni contenute nella Dir. 2009/138/CE (cd. solvency II che disciplina l'accesso e l'esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione), alle disposizioni direttamente applicabili dell’Unione europea, nonché alle raccomandazioni, linee guida e altre disposizioni emanate dalle autorità di vigilanza europee in materia;
- vi siano obblighi di trasparenza e di approvazione da parte dall'assemblea generale o dall'organo di amministrazione o di vigilanza della società delle operazioni rilevanti effettuate con parti correlate;
- siano previste sanzioni amministrative efficaci, proporzionate e dissuasive ai sensi dell’art. 1 par. 1 n. 5), Dir. (UE) 2017/828, identificandone l'importo minimo (2.500 euro) e quello massimo (10 milioni di euro);

d)  conferisce la delega per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Reg. (UE) 2017/1129, che stabilisce i requisiti relativi alla redazione, all'approvazione e alle modalità di diffusione del prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica di titoli o la loro ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato che ha sede o opera in uno Stato membro (art. 8, non modificato dalla Commissione). La revisione della normativa persegue l'obiettivo di prevedere, per diverse tipologie di emittenti, norme di informativa adeguate alle loro specifiche esigenze e rendere il prospetto uno strumento più pertinente per assicurare l'integrità dei mercati finanziari e tutelare adeguatamente gli investitori;

e) conferisce la delega per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/1131 sui fondi comuni monetari, che rappresentano uno strumento di finanziamento a breve termine per le società (art. 9, non modificato dalla Commissione).

 

Dott. Francesca d’Ambrosio