08 agosto

Area Fiscale

Definizione agevolata liti pendenti: modifiche, modello di domanda e chiarimenti

A seguito della conversione in legge il DL 50/2017 che ha istituito la definizione agevolata delle liti pendenti, è stato approvato il modello da utilizzare per la domanda e sono stati forniti importanti chiarimenti. Se ne illustra la disciplina, anche alla luce delle modifiche intervenute in sede di conversione.


Liti definibili
Sono definibili in via agevolata le liti rientranti nella giurisdizione delle commissioni tributarie, pendenti alla data del 24 aprile 2017.
Si considerano pendenti le liti per le quali alla predetta data sia stato notificato il ricorso introduttivo all'AE e per le quali, alla data dell'istanza, non sia intervenuta pronuncia passata in giudicato.
Fanno eccezione e non sono definibili le liti aventi ad oggetto, anche parzialmente, le risorse proprie dell'UE (dazi doganali, accise, IVA riscossa all'importazione) e le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato dichiarati illegittimi.
Sono chiuse e non definibili le liti per le quali si sia perfezionata la mediazione o la conciliazione.

In merito ai tributi locali, ciascun ente può prevedere, entro il 31 agosto 2017, l'applicazione delle presenti disposizioni.

Rapporti con definizione carichi pendenti (c.d. rottamazione dei ruoli e delle cartelle)
L'interessato può presentare domanda di definizione della lite indipendentemente dall'aver presentato o meno domanda di definizione dei carichi.
Chi ha presentato domanda per entrambe le definizioni, deve perfezionare entrambe; in pratica, chi l'ha presentata, non può rinunciare alla definizione dei carichi pendenti per accedere a quella delle liti pendenti.

Se il contribuente non versa integralmente quanto dovuto per la definizione dei carichi, questa non si perfeziona; il contribuente è tenuto al versamento integrale del carico secondo le ordinarie disposizioni mentre la definizione della lite rimane valida se il contribuente versa quanto dovuto o la prima rata.

Effetti della definizione
La definizione comporta il pagamento di tutte le imposte oggetto del contenzioso ma non sono dovute le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora (che decorrono dal 61° giorno successivo alla notifica del provvedimento impositivo); restano dovuti gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo da calcolarsi fino alla notifica dell'atto impositivo e relativamente ai 60 giorni successivi, in base ai differenti tassi vigenti per imposta e periodo.
Se la lite riguarda esclusivamente sanzioni collegate al tributo, non è dovuto alcun importo se il rapporto su questo è stato definito anche con modalità diverse; se la lite riguarda invece esclusivamente sanzioni non collegate al tributo e interessi di mora, per la definizione è dovuto il 40% degli importi in contestazione.
Non è ammessa la definizione parziale della lite.
In ogni caso, si scomputa quanto già versato in pendenza di giudizio anche con la c.d. rottamazione delle cartelle e a titolo di sanzioni; non si scomputano le somme di competenza dell'AdR (aggio della riscossione, spese di notifica e di esecuzione).
In nessun caso spetta il rimborso di quanto versato.

Chi ha aderito alla cosiddetta rottamazione delle cartelle, potrebbe sanare la parte rimasta esclusa da questa e in questo caso deve perfezionare entrambe le procedure.

Domanda
Il ricorrente che intende definire la lite deve presentare all'AE competente autonoma domanda (esente da bollo), in via telematica, per ogni atto impugnato entro il 2 ottobre 2017 (il 30 settembre cade di sabato), utilizzando il modello approvato dall'AE e reperibile sul sito internet.
Nella domanda deve riportare, fra gli altri, i dati della controversia e le somme dovute al netto di quelle versate in pendenza di giudizio e scomputabili.

Pagamento
Il richiedente deve versare gli importi dovuti per la definizione in un massimo di 3 rate con le seguenti scadenze:
- 2 ottobre 2017 (il 30 settembre cade di sabato) (40% dell'importo o unica rata);
- 30 novembre 2017 (40%);
- 30 giugno 2018 (20%).
Sulle rate successive alla prima si applicano gli interessi del 3,5%.
Gli importi inferiori a € 2.000 non sono rateizzabili.
Per ogni atto impugnato deve essere effettuato un separato versamento.
Se l'istante ha già versato tutte le imposte in pendenza di giudizio, per la definizione potrebbe non essere dovuto alcun versamento.
Il versamento va effettuato con Mod. F24, utilizzando i codici tributo indicati nella Ris. AE 1° agosto 2017 n. 108/E con le relative istruzioni.

Sospensione del giudizio
Il contribuente può richiedere al Giudice presso cui pende la lite definibile, la sospensione del giudizio, dichiarando di volersi avvalere della definizione in oggetto. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017; entro tale data il contribuente deve depositare copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata. In questo caso, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2018, altrimenti - secondo la prassi - riprende regolarmente senza necessità di alcuna istanza (tuttavia si potrebbe ritenere necessaria un'istanza di trattazione entro 6 mesi dalla cessazione della sospensione).
Inoltre, per le liti definibili, i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono fra il 24 aprile e il 30 settembre 2017, sono automaticamente sospesi per 6 mesi (la sospensione opera anche in favore dell'AE), senza necessità di alcuna richiesta.

Esito della domanda
Il pagamento della prima o unica rata perfeziona la definizione; il perfezionamento retroagisce alla presentazione della domanda e prevale sull'efficacia di eventuali sentenze depositate prima del 24 aprile 2017 e non passate in giudicato alla presentazione della domanda (anche per la sospensione del termine di impugnazione).
Le sentenze non sono quindi eseguibili.
Solo nel caso di sentenza di Cassazione senza rinvio, la domanda presentata dopo la sentenza è inefficace.
L'AE deve notificare eventuale diniego entro il 31 luglio 2018 con le modalità previste per gli atti processuali, presso il domicilio eletto. Il diniego è impugnabile entro 60 giorni dinanzi all'organo presso il quale pende la lite; l'impugnazione del diniego vale come istanza di trattazione del processo sospeso. In mancanza di definizione e di impugnazione del diniego, la parte interessata deve presentare istanza di trattazione della lite entro il 31 dicembre 2018, in difetto il processo si estingue.
Se la definizione è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia può essere impugnata unitamente al diniego della definizione entro 60 giorni dalla notifica di quest'ultimo; il contribuente potrebbe, nello stesso termine, impugnare solo la sentenza o solo il diniego.
La domanda si intende accolta in caso di mancata notifica del diniego entro il predetto termine.
Il relativo giudizio si estingue al 31 dicembre 2018.
 

Per l’analisi dettagliata della disciplina relativa alla definizione dei carichi pendenti si rinvia al Memento Fiscale seconda edizione disponibile da settembre.

Art. 11 DL 50/2017 conv. in L. 96/2017, Provv. AE 21 luglio 2017, Circ. AE 28 luglio 2017 n. 22/E, Ris. AE 1° agosto 2017 n. 108/E