Giuffrè Francis Lefebvre
05 luglio

Area Lavoro

Decreto Dignità

a cura di Avv. Teresa Pileggi

Nel corso della seduta n. 8 del 2 luglio 2018 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che introduce misure urgenti per i lavoratori e le imprese.
Per quanto attiene la materia giuslavoristica, se confermate in sede di pubblicazione, le novità di rilievo sono le seguenti:

Quanto ai contratti a termine, con l’intento di limitare l’utilizzo dei contratti di lavoro a tempo determinato, favorendo i rapporti a tempo indeterminato, si prevede:
a) che le parti possano liberamente stipulare un primo contratto a termine acausale di durata non superiore a 12 mesi di lavoro;
b) che per prorogare un contratto a termine eccedente complessivamente i 12 mesi o rinnovarlo, nonché per apporre un termine avente una durata superiore e comunque non oltre 24 mesi, deve sussistere una delle seguenti causali:
- esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori;
- esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;
c) in caso di rinnovo del contratto a termine (anche in somministrazione) un aumento dello 0,5% del contributo addizionale (attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali) a carico del datore di lavoro;
d) l’innalzamento da 120 a 180 giorni il termine per l’impugnazione del contratto a termine.

Quanto al contratto a tutele crescenti, viene introdotta una modifica relativa alla misura dell’indennità risarcitoria prevista in caso di licenziamento illegittimo: all’art. 3 c. 1 D.Lgs. n. 23/2015, le parole “non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità” sono sostituite dalle seguenti: “non inferiore a 6 e non superiore a 36 mensilità”.

Al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e contrastare la delocalizzazione delle aziende che abbiano ottenuto aiuti dallo Stato per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche in Italia, viene previsto che le imprese, italiane ed estere operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi specificamente localizzati ai fini dell’attribuzione di un beneficio, decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata dallo stesso ovvero un’attività analoga o una loro parte venga delocalizzata dal sito incentivato in favore di unità produttive situate al di fuori dell’ambito territoriale del predetto sito, in ambito sia nazionale sia europeo, entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa o del completamento dell’investimento agevolato.

Ai fini della tutela dell’occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti, viene previsto che le imprese italiane ed estere che beneficiano di misure di aiuto di Stato operanti nel territorio nazionale che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale qualora, al di fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo  [si ritiene trattarsi di un refuso, N.d.R.], riducano i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dal beneficio nei 5 anni successivi alla data di completamento dell’investimento decadono dal beneficio in presenza di una riduzione superiore al 10%; la decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%.

Avv. Teresa Pileggi